La morte di una persona ha delle ripercussioni a livello giuridico, ponendo un problema fondamentale: che fine fanno i beni e i rapporti che facevano a suo capo?

È chiaro che alcuni rapporti non possano continuare con l’avvenuto decesso, ad esempio il contratto di lavoro non può essere trasferito immediatamente al successore, anche per la particolare fiducia che c’era tra il de cuius e il suo datore. Lo stesso vale per il mandato.

In ipotesi del tutto astratta per l’ordinamento ogni rapporto potrebbe cessare con la morte, ma nella pratica questo è impossibile. Dovrebbe ad esempio far tornare i beni del deceduto alla collettività per poi passarli ai privati, ma è una soluzione che non trova ragion d’essere nella pratica quotidiana. Tutti gli ordinamenti che conoscono il diritto di proprietà e della famiglia tendono a collegare i due ambiti nel cosiddetto diritto di successione. Il regime ereditario dei beni in Italia è regolato dalle nome sulla successione, che permettono a un soggetto di subentrare in un rapporto giuridico (come ad esempio il possesso di un bene), come se il cedente fosse ancora vivo. La successione di fatto regola il passaggio dei beni verso l’erede, come se si trattasse di negozi tra vivi. Per fare ciò però sono necessari alcuni passaggi. Quello fondamentale è la dichiarazione di successione.

La dichiarazione di successione o denuncia di successione

La dichiarazione di successione può essere compilata anche dalla persona comune, ma è sempre meglio affidarsi a un professionista preparato che sappia come indirizzare l’erede alla compilazione. Dal 2018 la dichiarazione di successione diventa obbligatoria per invio telematico, ma è già possibile utilizzare questa procedura già oggi, in alternativa alla classica presentazione della domanda.

Essa va presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione, che in genere coincide proprio con la data di morte della persona. La denuncia comprende anche la domanda di volture catastali, compilando in alternativa il Modello 4 che si può trovare nell’ufficio territoriale competente dell’Agenzia delle Entrate, corrispondente alla provincia dell’ultima residenza della persona scomparsa.

La successione nel nostro ordinamento

Come spiegato innanzi la successione è legata a due istituti fondamentali: il diritto di proprietà e il diritto di famiglia. La devoluzione dei beni per causa di morte verso i congiunti legittimi opera anche quando la persona non abbia espressamente indicato delle disposizione, attraverso la successione testamentaria. Così opera infatti la successione legittima, cioè senza testamento. In questo caso la legge dispone una nota di eredità e di altri diritti di successione.

I legittimati alla successione senza testamento sono indicati secondo un grado di prossimità, ma con una concezione rispetta della famiglia, che comprende il coniuge, i figli naturali e legittimi e gli ascendenti legittimi. In linea con quanto dispone la Costituzione che indica nella famiglia la “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.).

È la successione a causa di morte che determina questi trasferimenti di beni: quando il privato indica chiaramente le sue volontà nel testamento, la legge si adegua (può sempre essere impugnato, qualora uno o più eredi ritengano vi siano dei motivi); la legge comunque prevede che le decisioni del testatore non ledano i principi dei legittimati.

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